Vangelo del 23 agosto Matteo 22,1-14

“INVITATI A NOZZE…”

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». (Mt 22, 1-14)

RIFLESSIONE…

la festa è pronta, ma gli invitati no! Anzi, agli invitati non interessa proprio andare a quella festa… hanno tutt’altro per la testa. E allora il re fa venire quelli che non erano invitati. E qui viene il peggio. Gesù paragona il regno dei cieli a una festa di nozze che il re prepara per suo figlio. A più riprese i servi del Re battono strada per reclutare invitati… il messaggio è chiaro: “Vi ho fatto un invito e non l’avete accolto”… allora io ho invitato degli altri! Gesù è stato rifiutato dai sapienti, dai religiosi, da quelli che già “avevano un Dio”, il loro Dio e la loro immagine di Dio, così radicata e fissa che non sono riusciti a cambiarla. Allora Gesù si è rivolto ad altri: pubblicani, lontani, donne, eretici, senza-Dio, e loro lo hanno accolto. L’accusa che facevano a Gesù era: “E’ capace di trovare seguito solamente tra i pezzenti, i disperati e i poco di buono” (Mt 11,11; 11,19). E Gesù: “Per forza, voi non mi volete!”. Matteo spiega i motivi del rifiuto dell’invito. Ognuno ha i suoi buoni motivi (il campo = il lavoro; gli affari = i propri interessi), ma in realtà sono solo giustificazioni. C’è sempre una buona, ottima, giustificazione per rifiutare il messaggio di Dio. “Ho poco tempo; lavoro tutto il giorno; devo stare con i miei figli; mi piacerebbe tanto!; io prego tanto per conto mio!; se avessi più tempo”. Ma la vera domanda è: “In realtà, vuoi o non vuoi?”. La vera domanda è: “Perché hai paura? Cos’è che ti fa paura?”. Perché spesso il “non posso” è semplicemente un “non voglio”!!! Dio vuole amarti, perdonarti, starti accanto, essere la tua forza, non farti sentire solo, darti sostegno, farti felice: ma perché rifiutarlo? Quando Gesù parla di Dio, di suo Padre, ne parla come di un padre misericordioso che non gliene frega niente di ciò che suo figlio fa e anche se rovina la sua vita, i suoi beni, lui lo attende e lo ama. Perché lo rifiutiamo? Accettare il vangelo e l’amore di Dio è lasciare che lui ci ami anche nelle nostre schifezze, nei nostri sbagli e nel nostro marciume. Solamente quando non è meritato si può sapere cos’è l’amore.

Don Salvatore A.

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