LA TALARE

QUANTI CONOSCONO IL SIGNIFICATO?

La talare è un segno di consacrazione a Dio Il suo colore nero è segno di lutto. Il prete è morto per il mondo, perché tutto ciò che è mondano non lo attrae più. Lei è ornata da 33 bottoni davanti, che rappresenta l’età di Nostro Signore. Ci sono 5 bottoni sulle maniche che rappresentano le 5 piaghe di Nostro Signore. Possiede anche 2 tappi laterali che simboleggiano l’umanità e la divinità di nostro Signore. Il prete la indossa con una corsia in vita, simbolo della castità . Alcune possiedono altri 7 bottoni sulla parte superiore del braccio, simboleggiando i 7 sacramenti, con i quali il prete conforta i fedeli. La talare è anche un santo rimedio contro la vanità. Mentre un uomo normale ha bisogno di trascorrere del tempo davanti al suo guardaroba o a uno specchio per controllare se questa giacca si abbina a quella maglietta o se il colore della cravatta è adatto, il prete indossa la sua talare e basta. Non c’è bisogno di chiedere ′′cosa indosserò oggi?”. Il suo vestito è solo uno. Ecco perché è anche simbolo di fedeltà e costanza.
Nei battesimi, il prete usa la talare!
Se è un matrimonio: talare !
Se è un compleanno: talare !
E se fosse un funerale? Talare.
Nella gioia e nella tristezza, in salute e in malattia… è sempre la stessa cosa. E non poteva essere diverso, poiché il prete è il rappresentante di nostro Signore Gesù Cristo che è lo stesso: ieri, OGGI e SEMPRE!!

(Don Franco Pagano)

L’uomo e il serpente

Un uomo nota un serpente che sta morendo bruciato e decide di toglierlo dal fuoco. Appena lo fa il serpente lo morde. Per la reazione del dolore, l’uomo lo libera e l’animale cade di nuovo nel fuoco. L’ uomo cerca di tirarlo fuori di nuovo e di nuovo il serpente lo morde. Qualcuno che stava osservando si avvicinò all’uomo e disse: – Mi scusi, ma lei è testardo! Non capisce che tutte le volte che prova a tirarlo fuori dal fuoco va a finire così? L’ uomo rispose: – La natura del serpente è mordere, e questo non cambierà la mia, che è aiutare. Quindi, con l’aiuto di un pezzo di ferro, l’uomo tira fuori il serpente dal fuoco salvandogli la vita.

Morale: NON CAMBIARE LA TUA NATURA SOLO PERCHÉ QUALCUNO TI FA DEL MALE.
Non perdere la tua essenza, prendi solo precauzioni. Alcuni perseguono la felicità, altri la creano. Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione. Perché la tua coscienza è ciò che sei, e la tua reputazione è ciò che pensano gli altri di te. E quello che pensano gli altri, non è un problema tuo.    È un problema loro.

Il Figlio

Mamma e papà accompagnavano tutti gli anni in treno Martino, il figlio, dalla nonna per l’estate e poi tornavano a casa con lo stesso treno l’indomani. Il ragazzo, quando cresciuto, disse ai suoi genitori: – Sono già grande, cosa dite se quest’anno provo andare dalla nonna da solo? Dopo un breve dibattito, i genitori furono d’accordo. Eccoli in piedi sul marciapiede della stazione, salutando, dando l’ultimo consiglio dal finestrino, mentre Martino continua a ripetere: – Sì, lo so, lo so, l’avete già detto cento volte …! Il treno sta per partire e il padre: – Figlio, se improvvisamente ti senti male o sei spaventato, questo per te! – e mette qualcosa nella tasca del ragazzo. E ora il ragazzo è solo, seduto in carrozza, senza genitori, per la prima volta, guardando qualcosa dal finestrino.
Intorno, persone estranei spingono, fanno rumore, entrano nello scompartimento, escono, il bigliettaio gli fa commenti sul fatto che sia solo, qualcuno lo ha guardato anche con dispiacere e improvvisamente il ragazzo si sente a disagio e ogni volta sempre più. E ora si spaventa. Abbassa la testa, si rannicchia in un angolo del sedile, le lacrime cominciano a scendere.
In quel momento ricorda che suo padre gli ha messo qualcosa in tasca. Con mano tremante cerca a tentoni un pezzo di carta, lo apre – Figliolo, sono nell’ultima carrozza –

P.S. È così che nella vita dobbiamo lasciare andare i figli, fidandoci di loro, ma dobbiamo essere sempre nell’ultima carrozza in modo che loro non abbiano paura… Per essere vicini – finché saremo vivi…

La vita è breve…

Diceva mia nonna…  Non lasciare che le tue padelle brillino più di te! Non prendere la pulizia della casa così sul serio!
Quando sono diventata moglie, passavo le 24 ore del giorno guardando che tutto si tenesse pulito e in ordine nel caso “qualcuno venisse a trovarmi”, ma poi ho scoperto che sono tutti molto impegnati, passeggiando, si divertono, lavorano e si godono La vita! …..  e se qualcuno appare all’improvviso? Non devo spiegare la situazione della mia casa a nessuno. Le persone non sono interessate a quello che stai facendo tutto il giorno, la gente passeggia, si diverte e si gode la vita.  La vita è breve, divertiti!  Rispolvera… se necessario. Ma abbi il tempo di dipingere un quadro o scrivere una poesia, fai una passeggiata o visita un amico, cucina quello che piace a te, annaffia le tue piante…. concediti il tempo libero per bere una birra, nuotare in spiaggia (o piscina), scalare montagne, giocare con i cani, ascoltare musica, leggere libri, coltivare i tuoi amici e godere della vita. Rispolvera, se necessario, ma la vita continua fuori. Pensa che questo giorno non tornerà mai più! Rispolvera, se necessario, ma non dimenticare che invecchierai e che   molte cose che puoi fare ora non saranno così facili da fare nella tua  vecchiaia.
E quando te ne vai, visto che ce ne andremo tutti un giorno, anche tu diventerai polvere!
E nessuno ricorderà quante bollette hai pagato, né la tua casa pulita, ma ricorderanno la tua amicizia, la tua gioia e quello che hai   insegnato…
Foto e testo dal web

Ciò che inferno non è

Cinque sono le cose che un uomo rimpiange quando sta per morire. E non sono mai quelle che consideriamo importanti durante la vita. Non saranno i viaggi confinati nelle vetrine delle agenzie che rimpiangeremo, e neanche una macchina nuova, una donna o un uomo da sogno o uno stipendio migliore. No, al momento della morte tutto diventa finalmente reale. E cinque le cose che rimpiangeremo, le uniche reali di una vita.

 

La prima sarà non aver vissuto secondo le nostre inclinazioni ma prigionieri delle aspettative degli altri. Cadrà la maschera di pelle con la quale ci siamo resi amabili, o abbiamo creduto di farlo. Ed era la maschera creata dalla moda, dalle false attese nostre, per curare magari il risentimento di ferite mai affrontate. La maschera di chi si accontenta di essere amabile. Non amato.

 

Il secondo rimpianto sarà aver lavorato troppo duramente, lasciandoci prendere dalla competizione, dai risultati, dalla rincorsa di qualcosa che non è mai arrivato perché non esisteva se non nella nostra testa, trascurando legami e relazioni. Vorremmo chiedere scusa a tutti, ma non c’è più tempo.

 

Per terzo rimpiangeremo di non aver trovato il coraggio di dire la verità. Rimpiangeremo di non aver detto abbastanza ”ti amo” a chi avevamo accanto, ”sono fiero di te” ai figli,”scusa” quando avevamo torto, o anche quando avevamo ragione. Abbiamo preferito alla verità rancori incancreniti e lunghissimi silenzi.

 

Poi rimpiangeremo di non aver trascorso tempo con chi amavamo. Non abbiamo badato a chi avevamo sempre lì, proprio perché era sempre lì. Eppure il dolore a volte ce lo aveva ricordato che nulla resta per sempre, ma noi lo avevamo sottovalutato come se fossimo immortali, rimandando a oltranza, dando la precedenza a ciò che era urgente anziché a ciò che era importante. E come abbiamo fatto a sopportare quella solitudine in vita? L’abbiamo tollerata perché era centellinata, come un veleno che abitua a sopportare dosi letali. E abbiamo soffocato il dolore con piccolissimi e dolcissimi surrogati, incapaci di fare anche solo una telefonata e chiedere come stai.

 

Per ultimo rimpiangeremo di non essere stati più felici. Eppure sarebbe bastato far fiorire ciò che avevamo dentro e attorno, ma ci siamo lasciati schiacciare dall’abitudine, dall’accidia, dall’egoismo, invece di amare come i poeti, invece di conoscere come gli scienziati. Invece di scoprire nel mondo quello che il bambino vede nelle mappe della sua infanzia: tesori. Quello che l’adolescente scorge nell’addensarsi del suo corpo: promesse. Quello che il giovane spera nell’affermarsi della sua vita: amori.

 

Don Pino non rimpiange nessuna di queste cose. 

Le ha avute tutte nell’amore. 

 (Alessandro d’Avenia, Ciò che inferno non è)

Padre Pino Puglisi, il giorno del ricordo

Luisa Pignataro catechista Cammino Neocatecumenale

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona𝑯𝒂𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒃𝒂𝒕𝒕𝒖𝒕𝒐 𝒍𝒂 𝒕𝒖𝒂 𝒃𝒖𝒐𝒏𝒂 𝒃𝒂𝒕𝒕𝒂𝒈𝒍𝒊𝒂,
𝒉𝒂𝒊 𝒕𝒆𝒓𝒎𝒊𝒏𝒂𝒕𝒐 𝒍𝒂 𝒕𝒖𝒂 𝒄𝒐𝒓𝒔𝒂,
𝒕𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒆𝒏𝒅𝒆 𝒊𝒏 𝑪𝒊𝒆𝒍𝒐 𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒓𝒐𝒏𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂.
𝑪𝒐𝒏 𝒈𝒓𝒂𝒏𝒅𝒆 𝒅𝒐𝒍𝒐𝒓𝒆, 𝒎𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒄𝒆𝒓𝒕𝒆𝒛𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝑷𝒂𝒓𝒂𝒅𝒊𝒔𝒐,
𝒄𝒐𝒎𝒖𝒏𝒊𝒄𝒉𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒊𝒍 𝒓𝒊𝒕𝒐𝒓𝒏𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝑪𝒂𝒔𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝑷𝒂𝒅𝒓𝒆
𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒂𝒎𝒂𝒕𝒂 𝒔𝒐𝒓𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑳𝒖𝒊𝒔𝒂 𝑷𝒊𝒈𝒏𝒂𝒕𝒂𝒓𝒐
𝒂𝒎𝒊𝒄𝒂 𝒅𝒊 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊, 𝒅𝒐𝒏𝒏𝒂 𝒅𝒊 𝒈𝒓𝒂𝒏𝒅𝒆 𝒇𝒆𝒅𝒆,
𝒄𝒊 𝒍𝒂𝒔𝒄𝒊𝒂 𝒖𝒏 𝒑𝒓𝒆𝒛𝒊𝒐𝒔𝒐 𝒕𝒆𝒔𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒔𝒑𝒊𝒓𝒊𝒕𝒖𝒂𝒍𝒆
𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒆𝒔𝒑𝒆𝒓𝒊𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒖𝒎𝒂𝒏𝒂 𝒊𝒎𝒎𝒆𝒏𝒔𝒂!
𝑨… 𝑫𝒊𝒐 𝑳𝒖𝒊𝒔𝒂

𝑹𝒂𝒇𝒂𝒆𝒍 𝑩𝒆𝒏𝒊́𝒕𝒆𝒛 catechista Cammino Neocatecumenale

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e barba

𝑸𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒗𝒆𝒏𝒆𝒓𝒅𝒊̀, 10 𝒎𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐, 𝒆̀ 𝒎𝒐𝒓𝒕𝒐 𝒂 𝑴𝒂𝒍𝒂𝒈𝒂 𝒊𝒍 𝒄𝒂𝒕𝒆𝒄𝒉𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒊𝒕𝒊𝒏𝒆𝒓𝒂𝒏𝒕𝒆 𝑹𝒂𝒇𝒂𝒆𝒍 𝑩𝒆𝒏𝒊́𝒕𝒆𝒛, 𝒖𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒊 𝒓𝒆𝒔𝒑𝒐𝒏𝒔𝒂𝒃𝒊𝒍𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝑪𝒂𝒎𝒎𝒊𝒏𝒐 𝑵𝒆𝒐𝒄𝒂𝒕𝒆𝒄𝒖𝒎𝒆𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒅𝒊𝒐𝒄𝒆𝒔𝒊 𝒅𝒊 𝑴𝒂𝒍𝒂𝒈𝒂 𝒆 𝑮𝒖𝒂𝒅𝒊𝒙 𝒆 𝒏𝒆𝒍𝒍’𝒂𝒓𝒄𝒊𝒅𝒊𝒐𝒄𝒆𝒔𝒊
 𝒅𝒊 𝑮𝒓𝒂𝒏𝒂𝒅𝒂, 𝒄𝒉𝒆, 𝒊𝒏𝒔𝒊𝒆𝒎𝒆 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒐𝒈𝒍𝒊𝒆 𝑷𝒂𝒍𝒐𝒎𝒂 𝑪𝒂𝒎𝒑𝒐𝒔, 𝒂𝒗𝒆𝒗𝒂 19 𝒇𝒊𝒈𝒍𝒊
𝑰 𝒎𝒆𝒎𝒃𝒓𝒊 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒆́𝒒𝒖𝒊𝒑𝒆 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝑪𝒂𝒎𝒎𝒊𝒏𝒐 𝑵𝒆𝒐𝒄𝒂𝒕𝒆𝒄𝒖𝒎𝒆𝒏𝒂𝒍𝒆, 𝑲𝒊𝒌𝒐 𝑨𝒓𝒈𝒖̈𝒆𝒍𝒍𝒐, 𝑨𝒔𝒄𝒆𝒏𝒔𝒊𝒐́𝒏 𝑹𝒐𝒎𝒆𝒓𝒐 𝒆 𝒑. 𝑴𝒂𝒓𝒊𝒐 𝑷𝒆𝒛𝒛𝒊, 𝒂𝒇𝒇𝒆𝒓𝒎𝒂𝒏𝒐 𝒄𝒉𝒆 “𝒆̀ 𝒎𝒐𝒓𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒖𝒏 𝒔𝒂𝒏𝒕𝒐”, 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒎𝒆𝒕𝒕𝒐𝒏𝒐 𝒂𝒍𝒍’𝑨𝑪𝑰 𝑷𝒓𝒆𝒏𝒔𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒓𝒆𝒂𝒍𝒕𝒂̀ 𝒆𝒄𝒄𝒍𝒆𝒔𝒊𝒂𝒍𝒆.
𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒔𝒊 𝒔𝒑𝒐𝒔𝒂𝒓𝒐𝒏𝒐, 𝑹𝒂𝒇𝒂𝒆𝒍 𝒂𝒗𝒆𝒗𝒂 20 𝒂𝒏𝒏𝒊 𝒆 𝑷𝒂𝒍𝒐𝒎𝒂 17. 𝑯𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒗𝒊𝒔𝒔𝒖𝒕𝒐 𝒂𝒍𝒄𝒖𝒏𝒆 𝒅𝒊𝒇𝒇𝒊𝒄𝒐𝒍𝒕𝒂̀, 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒑𝒆𝒏𝒔𝒂𝒕𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒆𝒑𝒂𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒆 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒅𝒐𝒓𝒎𝒊𝒕𝒐 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒇𝒖𝒐𝒓𝒊 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒊𝒖𝒈𝒂𝒍𝒆 𝒂 𝑪𝒂𝒔𝒕𝒆𝒍𝒍𝒐́𝒏, 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒗𝒊𝒗𝒆𝒗𝒂𝒏𝒐.
𝑰𝒏 𝒖𝒏𝒂 𝒕𝒆𝒔𝒕𝒊𝒎𝒐𝒏𝒊𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒕𝒓𝒂 𝒍𝒆 𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒐𝒇𝒇𝒆𝒓𝒕𝒐 𝒏𝒆𝒍 𝒄𝒐𝒓𝒔𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒗𝒊𝒕𝒂, 𝑷𝒂𝒍𝒐𝒎𝒂, 𝒔𝒐𝒇𝒇𝒆𝒓𝒎𝒂𝒏𝒅𝒐𝒔𝒊 𝒔𝒖𝒍𝒍’𝒆𝒑𝒊𝒔𝒐𝒅𝒊𝒐 𝒆𝒗𝒂𝒏𝒈𝒆𝒍𝒊𝒄𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒏𝒐𝒛𝒛𝒆 𝒅𝒊 𝑪𝒂𝒏𝒂, 𝒉𝒂 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒓𝒅𝒂𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 «𝒑𝒐𝒄𝒐 𝒅𝒐𝒑𝒐 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒄𝒊 𝒔𝒑𝒐𝒔𝒂𝒕𝒊 𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒓𝒊𝒎𝒂𝒔𝒕𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒗𝒊𝒏𝒐, 𝒄𝒊𝒐𝒆̀ 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒇𝒆𝒔𝒕𝒂».
𝑴𝒂 𝒍𝒂 𝒇𝒆𝒅𝒆 𝒄𝒂𝒕𝒕𝒐𝒍𝒊𝒄𝒂 𝒆 𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒖𝒏𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒆𝒍 𝑪𝒂𝒎𝒎𝒊𝒏𝒐 𝑵𝒆𝒐𝒄𝒂𝒕𝒆𝒄𝒖𝒎𝒆𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒊𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒆𝒓𝒂𝒏𝒐 𝒆𝒏𝒕𝒓𝒂𝒕𝒊 𝒑𝒐𝒄𝒐 𝒑𝒓𝒊𝒎𝒂, 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒅𝒂𝒕𝒐 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒍𝒂 𝒇𝒐𝒓𝒛𝒂 𝒅𝒊 𝒂𝒇𝒇𝒓𝒐𝒏𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒖𝒏𝒐 𝒔𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒗𝒗𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒉𝒆, 𝒂 𝒈𝒊𝒖𝒅𝒊𝒄𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒂𝒍 𝒏𝒖𝒎𝒆𝒓𝒐 𝒅𝒆𝒊 𝒇𝒊𝒈𝒍𝒊, 𝒆̀ 𝒃𝒆𝒏 𝒔𝒖𝒑𝒆𝒓𝒊𝒐𝒓𝒆 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒆𝒅𝒊𝒂.
“𝑳𝒂 𝑷𝒂𝒓𝒐𝒍𝒂 𝒅𝒊 𝑫𝒊𝒐 𝒄𝒊 𝒉𝒂 𝒓𝒊𝒄𝒓𝒆𝒂𝒕𝒐, 𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒔𝒑𝒆𝒓𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂𝒕𝒐 𝒍𝒂 𝒇𝒐𝒓𝒛𝒂 𝒅𝒊 𝒂𝒎𝒂𝒓𝒄𝒊 𝒗𝒆𝒓𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆, 𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒊𝒎𝒑𝒂𝒓𝒂𝒕𝒐 𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒅𝒐𝒏𝒂𝒓𝒄𝒊 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝑳𝒖𝒊 𝒄𝒊 𝒉𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒅𝒐𝒏𝒂𝒕𝒐, 𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒊̀ 𝒍𝒂 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 𝒆̀ 𝒄𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂𝒕𝒂 𝒆 𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒐𝒔𝒄𝒊𝒖𝒕𝒐 𝒍𝒂 𝒗𝒆𝒓𝒂 𝒄𝒆𝒍𝒆𝒃𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒏𝒆𝒊 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒊 𝒄𝒖𝒐𝒓𝒊”, 𝒉𝒂 𝒔𝒑𝒊𝒆𝒈𝒂𝒕𝒐 𝑷𝒂𝒍𝒐𝒎𝒂.
𝑨𝒍𝒍’𝒊𝒏𝒊𝒛𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒏𝒏𝒊 ’80 𝒔𝒊 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒇𝒆𝒓𝒊𝒓𝒐𝒏𝒐 𝒂 𝑴𝒂𝒍𝒂𝒈𝒂 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒊𝒏𝒊𝒛𝒊𝒂𝒓𝒐𝒏𝒐 𝒍𝒂 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒐𝒑𝒆𝒓𝒂 𝒎𝒊𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒂𝒓𝒊𝒂 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑷𝒂𝒓𝒓𝒐𝒄𝒄𝒉𝒊𝒂 𝒅𝒊 𝑺𝒂𝒏 𝑨𝒏𝒕𝒐𝒏𝒊𝒐 𝑴𝒂𝒓𝒊́𝒂 𝑪𝒍𝒂𝒓𝒆𝒕. 40 𝒂𝒏𝒏𝒊 𝒅𝒐𝒑𝒐, 𝒇𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒆́𝒒𝒖𝒊𝒑𝒆 𝒅𝒊 𝒄𝒂𝒕𝒆𝒄𝒉𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒊𝒕𝒊𝒏𝒆𝒓𝒂𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒅𝒊𝒐𝒄𝒆𝒔𝒊 𝒅𝒊 𝑴𝒂𝒍𝒂𝒈𝒂 𝒆 𝑮𝒖𝒂𝒅𝒊𝒙 𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒂𝒓𝒄𝒊𝒅𝒊𝒐𝒄𝒆𝒔𝒊 𝒅𝒊 𝑮𝒓𝒂𝒏𝒂𝒅𝒂, 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒆 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒏𝒖𝒏𝒄𝒊𝒂𝒕𝒐 𝒍𝒂 𝒎𝒐𝒓𝒕𝒆 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒊 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒔𝒊𝒕𝒊 𝒘𝒆𝒃.
𝑳𝒆 𝒆́𝒒𝒖𝒊𝒑𝒆 𝒅𝒆𝒊 𝒄𝒂𝒕𝒆𝒄𝒉𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒊𝒕𝒊𝒏𝒆𝒓𝒂𝒏𝒕𝒊 “𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒏𝒐𝒓𝒎𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒐𝒔𝒕𝒆 𝒅𝒂 𝒖𝒏 𝒔𝒂𝒄𝒆𝒓𝒅𝒐𝒕𝒆, 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒑𝒑𝒊𝒂 𝒔𝒑𝒐𝒔𝒂𝒕𝒂 𝒆 𝒖𝒏 𝒄𝒆𝒍𝒊𝒃𝒆; 𝒐 𝒖𝒏 𝒑𝒓𝒆𝒕𝒆, 𝒖𝒏 𝒖𝒐𝒎𝒐 𝒄𝒆𝒍𝒊𝒃𝒆 𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒅𝒐𝒏𝒏𝒂 𝒄𝒆𝒍𝒊𝒃𝒆”, 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒅𝒆𝒕𝒕𝒂𝒈𝒍𝒊𝒂𝒕𝒐 𝒔𝒖𝒍 𝒔𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝑪𝒂𝒎𝒎𝒊𝒏𝒐 𝑵𝒆𝒐𝒄𝒂𝒕𝒆𝒄𝒖𝒎𝒆𝒏𝒂𝒍𝒆.
𝑵𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒏𝒏𝒊 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒎𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒍𝒂 𝒇𝒆𝒅𝒆 𝒂𝒊 𝒇𝒊𝒈𝒍𝒊 (𝒕𝒓𝒂 𝒊 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒄𝒆 𝒏𝒆 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒂𝒍𝒄𝒖𝒏𝒊 𝒔𝒑𝒐𝒔𝒂𝒕𝒊 𝒆 𝒖𝒏 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒐 𝒔𝒂𝒄𝒆𝒓𝒅𝒐𝒕𝒆) “𝒊𝒏 𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒎𝒐𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐, 𝒂𝒑𝒑𝒓𝒐𝒇𝒊𝒕𝒕𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒅𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒗𝒗𝒆𝒏𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒄𝒄𝒂𝒅𝒐𝒏𝒐 𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒈𝒊𝒐𝒓𝒏𝒐. 𝑪𝒆𝒓𝒄𝒉𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒅𝒊 𝒓𝒆𝒏𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆𝒏𝒕𝒆 𝑫𝒊𝒐 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒄𝒓𝒆𝒅𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝑳𝒖𝒊 𝒄𝒂𝒎𝒎𝒊𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒏𝒐𝒊, 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒉𝒂 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒊𝒍 𝒑𝒐𝒑𝒐𝒍𝒐 𝒅𝒊 𝑰𝒔𝒓𝒂𝒆𝒍𝒆 𝒏𝒆𝒍 𝒅𝒆𝒔𝒆𝒓𝒕𝒐”, 𝒔𝒑𝒊𝒆𝒈𝒂 𝑷𝒂𝒍𝒐𝒎𝒂 𝑪𝒂𝒎𝒑𝒐𝒔.
“𝑰 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒊 𝒑𝒂𝒔𝒔𝒂𝒏𝒐 𝒍𝒂 𝒈𝒊𝒐𝒓𝒏𝒂𝒕𝒂 𝒂 𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒆 𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆. 𝑬 𝒊𝒐 𝒉𝒐 𝒖𝒏𝒂 𝒔𝒑𝒆𝒄𝒊𝒆 𝒅𝒊 𝒐𝒓𝒆𝒄𝒄𝒉𝒊𝒐 𝒆𝒏𝒐𝒓𝒎𝒆”
𝑰𝒏 𝒖𝒏’𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂𝒕𝒂 𝒏𝒆𝒍 1995, 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒂𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒂𝒗𝒂𝒏𝒐 𝒊𝒍 𝒔𝒆𝒅𝒊𝒄𝒆𝒔𝒊𝒎𝒐 𝒅𝒆𝒊 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒇𝒊𝒈𝒍𝒊, 𝑹𝒂𝒇𝒂𝒆𝒍 𝒔𝒑𝒊𝒆𝒈𝒐̀ 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒂𝒗𝒆𝒗𝒂 𝒂𝒇𝒇𝒓𝒐𝒏𝒕𝒂𝒕𝒐 𝒍𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒂𝒑𝒆𝒓𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 𝒎𝒂𝒕𝒓𝒊𝒎𝒐𝒏𝒊𝒂𝒍𝒆: «𝑷𝒂𝒓𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒅𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒃𝒂𝒔𝒆. 𝑸𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒆̀ 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒊𝒄𝒐 𝒂 𝒎𝒊𝒂 𝒎𝒐𝒈𝒍𝒊𝒆 𝑷𝒂𝒍𝒐𝒎𝒂. 𝑪𝒐𝒔’𝒆̀ 𝒊𝒍 𝒎𝒂𝒕𝒓𝒊𝒎𝒐𝒏𝒊𝒐 𝒔𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒅𝒐𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆? 𝑵𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒊𝒂𝒄𝒆𝒓𝒆 𝒆𝒈𝒐𝒊𝒔𝒕𝒊𝒄𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒔𝒆 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒊, 𝒎𝒂 𝒅𝒐𝒏𝒂𝒓𝒔𝒊 𝒂𝒍𝒍’𝒂𝒍𝒕𝒓𝒐. 𝑰𝒍 𝒇𝒓𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒊 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒊. 𝑵𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒖𝒏𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒏𝒖𝒎𝒆𝒓𝒊, 𝒏𝒆 𝒂𝒗𝒓𝒆𝒎𝒐 𝑬̀ 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒍𝒊𝒄𝒆. . . 𝑷𝒆𝒓 𝒎𝒆 𝒆̀ 𝒍𝒊𝒎𝒑𝒊𝒅𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒓𝒊𝒔𝒕𝒂𝒍𝒍𝒐 𝒅𝒊 𝑩𝒐𝒆𝒎𝒊𝒂. . . “𝑺𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒒𝒖𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝑽𝒐𝒍𝒐𝒏𝒕𝒂̀ 𝒅𝒊 𝑫𝒊𝒐”.
𝑰𝒏𝒕𝒆𝒓𝒓𝒐𝒈𝒂𝒕𝒐 𝒔𝒖𝒍 𝒔𝒖𝒐 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐 𝒅𝒊 𝒑𝒂𝒅𝒓𝒆, 𝒉𝒂 𝒔𝒑𝒊𝒆𝒈𝒂𝒕𝒐: “𝑷𝒂𝒍𝒐𝒎𝒂 𝒈𝒐𝒗𝒆𝒓𝒏𝒂 𝒍𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒂, 𝒊𝒐 𝒅𝒊𝒓𝒊𝒈𝒐 𝒊𝒍 𝒕𝒓𝒂𝒇𝒇𝒊𝒄𝒐. 𝑵𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒖𝒏𝒐 𝒔𝒄𝒉𝒆𝒓𝒛𝒐. 𝑫𝒊𝒓𝒊𝒈𝒆𝒓𝒍𝒊 𝒆̀ 𝒔𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒔𝒐𝒑𝒓𝒂 𝒅𝒊 𝒍𝒐𝒓𝒐, 𝒓𝒊𝒖𝒏𝒊𝒓𝒍𝒊 𝒊𝒏 𝒈𝒓𝒖𝒑𝒑𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒅𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒊𝒔𝒕𝒓𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊, 𝒂𝒔𝒄𝒐𝒍𝒕𝒂𝒓𝒍𝒊, 𝒔𝒐𝒑𝒓𝒂𝒕𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒂𝒔𝒄𝒐𝒍𝒕𝒂𝒓𝒍𝒊. 𝑰 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒊 𝒑𝒂𝒔𝒔𝒂𝒏𝒐 𝒍𝒂 𝒈𝒊𝒐𝒓𝒏𝒂𝒕𝒂 𝒂 𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒆 𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆. 𝑬 𝒉𝒐 𝒖𝒏 𝒐𝒓𝒆𝒄𝒄𝒉𝒊𝒐 𝒆𝒏𝒐𝒓𝒎𝒆. 𝑵𝒐𝒏 𝒔𝒊 𝒕𝒓𝒂𝒕𝒕𝒂 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒅𝒊 𝒎𝒂𝒏𝒕𝒆𝒏𝒆𝒓𝒍𝒊 𝒐 𝒆𝒅𝒖𝒄𝒂𝒓𝒍𝒊. 𝑬̀ 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒅𝒊 𝒑𝒊𝒖̀. 𝑨𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒇𝒊𝒈𝒍𝒊 𝒆̀ 𝒅𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 𝒆 𝒅𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒕𝒖𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂, 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒇𝒊𝒈𝒍𝒊𝒐 𝒕𝒊 𝒅𝒊𝒗𝒐𝒓𝒂”.
10 𝒂𝒏𝒏𝒊 𝒇𝒂, 𝒊𝒏 𝒐𝒄𝒄𝒂𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒊𝒅𝒅𝒆𝒕𝒕𝒂 “𝑮𝒓𝒂𝒏𝒅𝒆 𝑴𝒊𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆” 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒂𝒕𝒂 𝒅𝒂𝒍 𝑪𝒂𝒎𝒎𝒊𝒏𝒐 𝑵𝒆𝒐𝒄𝒂𝒕𝒆𝒄𝒖𝒎𝒆𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒊𝒏 𝒐𝒄𝒄𝒂𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝑨𝒏𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑭𝒆𝒅𝒆, 𝑹𝒂𝒇𝒂𝒆𝒍 𝑩𝒆𝒏𝒊́𝒕𝒆𝒛 𝒂𝒇𝒇𝒆𝒓𝒎𝒂𝒗𝒂: “𝑳’𝒂𝒏𝒏𝒖𝒏𝒄𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝑽𝒂𝒏𝒈𝒆𝒍𝒐 𝒂𝒊𝒖𝒕𝒂 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒆𝒅 𝒆̀ 𝒑𝒆𝒓 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊. 𝑨𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒍𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒍𝒐 𝒂𝒏𝒏𝒖𝒏𝒄𝒊𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒗𝒆𝒓𝒕𝒊𝒕𝒂. 𝑳’𝒂𝒏𝒏𝒖𝒏𝒄𝒊𝒂𝒕𝒐𝒓𝒆 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒆̀ 𝒊𝒍 𝒑𝒓𝒊𝒎𝒐 𝒃𝒆𝒏𝒆𝒇𝒊𝒄𝒊𝒂𝒓𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒂𝒏𝒏𝒖𝒏𝒄𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝑽𝒂𝒏𝒈𝒆𝒍𝒐. 𝑷𝒆𝒓𝒕𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒂𝒊𝒖𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒊𝒖𝒏𝒒𝒖𝒆 𝒂𝒔𝒄𝒐𝒍𝒕𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝑷𝒂𝒓𝒐𝒍𝒂, 𝒔𝒊𝒂 𝒄𝒉𝒊 𝒇𝒓𝒆𝒒𝒖𝒆𝒏𝒕𝒂 𝒍𝒂 𝑴𝒆𝒔𝒔𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒆𝒓𝒕𝒂 𝒇𝒓𝒆𝒒𝒖𝒆𝒏𝒛𝒂, 𝒔𝒊𝒂 𝒄𝒉𝒊 𝒆̀ 𝒍𝒐𝒏𝒕𝒂𝒏𝒐 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒂 𝑪𝒉𝒊𝒆𝒔𝒂».
𝑸𝒖𝒂𝒍𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒇𝒂, 𝒊𝒏𝒔𝒊𝒆𝒎𝒆 𝒂𝒊 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒇𝒊𝒈𝒍𝒊, 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒂 𝒆̀ 𝒔𝒕𝒂𝒕𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒂𝒈𝒐𝒏𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒊 𝒖𝒏 𝒗𝒊𝒅𝒆𝒐 𝒊𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒔𝒑𝒊𝒆𝒈𝒂𝒗𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒍𝒆 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝑪𝒂𝒎𝒎𝒊𝒏𝒐 𝑵𝒆𝒐𝒄𝒂𝒕𝒆𝒄𝒖𝒎𝒆𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒈𝒂𝒏𝒐 𝒍𝒆 𝑳𝒐𝒅𝒊.
 

O’ Spizio

Gennà a ddo staje jenno?
Sto jenno ‘a  truvà a mammà,
me vuò fa cumpagnia nun è tantu luntano,
doje ore jammo e venimmo,
le porto ‘a biancheria pulita e nce ne turnammo.

Tummà scuseme ma a ddò stà sta mamma toja?

Gennà l’aggio purtato ‘o spizio,
‘a casa nun se puteve  suppurtà cchiù,
parlave sempe e faceve sulo guaje.

Gennà nuje simmo amice ‘a piccerillo,
nun te vulesso giudicà,
ma tu comme ommo e comme amico,
nun si maje stato na granda cosa,
e mo me dato ‘a cunferma e chello ca penzavo e’ te,
chi nu vò bene ‘a mamma nu vò bene ‘o prossimo.

Mammema è stata a casa mja,
fine ‘a c’a vuluto ‘o pateterno,
e fosse felice da tenè ancora,
pure si p’à vicchiaja nu me cunesceve cchiù.

Tu pe te gudè ‘a vita,
comme fosse nu cane l’è nchiuse
e te pulezzate a cuscienza,
bellu filje ca si stato,
siente ‘a me và sulo sulo
‘a cerca perdono ‘a mammeta,
e me te può scurdà
nun ire buono a jeri e nu si buono mo,
ma chesta cosa’e te,
l’à sempe saputo pure chella puverella.

1.702.124 euro di ristori in arrivo per le strutture socio-sanitarie e  socio-assistenziali della Granda - La Guida - La Guida

Giudicare gli altri

Panni stesi ad asciugare? Come far rimuovere lo stenditoio al vicino

Una giovane coppia si trasferisce in un nuovo quartiere. La mattina dopo, mentre fanno colazione davanti alla finestra, la giovane vede la vicina di casa stendere i panni fuori. “Questo bucato non è molto pulito, ha detto, “non sa come lavarlo correttamente, forse ha bisogno di un bucato migliore”. Suo marito sembrava silenzioso. Ogni volta che la sua vicina stendeva i vestiti ad asciugare, la giovane donna faceva lo stesso commento. Un mese dopo, la donna fu sorpresa di vedere dei panni puliti sullo stendibiancheria e lo disse a suo marito. “Guarda, ha finalmente trovato un modo per lavare bene i suoi vestiti. Chissà chi glielo ha insegnato?”.Il marito ha risposto: “mi sono alzato presto questa mattina e ho pulito i vetri delle le nostre finestre. “Quello che vediamo quando guardiamo gli altri dipende dalla chiarezza della finestra che stiamo guardando. Quindi non essere troppo veloce nel giudicare gli altri, specialmente se la tua visione della vita è offuscata da rabbia, gelosia,negatività o desideri insoddisfatti.

Giudicare una persona non definisce chi è.
Definisce chi sei.

 

Non abbiate paura di seguire Cristo

“La vittoria di Gesù” nel Cammino (neocatecumenale) di due sposi che hanno creduto ad una parola:
Qualsiasi cosa fai Dio ti ama.

In occasione della festa organizzata a Roma il 5 maggio per celebrare insieme al Santo Padre i 50 anni di vita del Cammino Neocatecumenale, ho avuto l’occasione di conoscere una famiglia in missione a Riga: mamma Graziella, papà Misael e i loro 9 figli.
Lo scorso anno sono stati inviati in Lettonia ad evangelizzare, hanno lasciato tutto: casa, lavoro, parenti, amici, sicurezze, per amore di Cristo, per gratitudine nei confronti della Chiesa.
La “missio ad gentes”, strumento prezioso che il Cammino mette a disposizione dei vescovi, consiste nell’invio di famiglie disposte a partire per andare ad annunciare il Vangelo nelle zone più scristianizzate d’Europa e del mondo. Attualmente 1668 famiglie, con circa 6.000 figli, operano in 108 paesi; di esse 216 “missio ad gentes” (in Europa, 134, in Asia 46, in America 18, Africa 9, in Oceania 8 e 1 in Medio Oriente) (Vatican News).
Incontrarli nel parcheggio della chiesa con il loro pulmino, gli sportelloni aperti e i bambini più piccoli aggrappati a giocare, mi ha spinto a chiedere alla coppia di sposi di raccontarci la loro storia.

Graziella, come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti in California, studiavamo inglese insieme all’università. Io ho cominciato lì a frequentare il Cammino e più tardi ho invitato Misael ad ascoltare le catechesi. Allora eravamo soltanto amici, sei mesi dopo ci siamo messi insieme. La prima grande vittoria di Gesù Cristo è stata che abbiamo avuto una relazione casta. Prima di entrare in Cammino ero atea, odiavo la Chiesa Cattolica, ero cresciuta a Città del Messico con l’ideologia comunista perché la maggior parte dei miei professori lo era. Non volevo sposarmi, reputavo il matrimonio una cosa ridicola e mai avrei pensato di avere dei figli. Tutto cambiò quando ho incontrato il Cammino. Ricordo che all’inizio della nostra storia ho detto a Misael: “Voglio un ragazzo che segua Gesù Cristo, altrimenti non funzionerà”. Dopo due anni ci siamo sposati: la seconda vittoria di Gesù Cristo.

Misael tu invece eri già credente quando vi siete incontrati?

Prima di entrare nel Cammino ero omosessuale, quando ho cominciato ad ascoltare le catechesi vivevo ancora con un uomo, ma grazie all’annuncio della Parola ho cambiato vita, ho chiuso questa relazione. Ho ascoltato queste parole che mi hanno toccato dentro: Qualsiasi cosa tu fai Dio ti ama”. Dio mi ha dato la vita perché io prima ero morto. Dio mi ha dato dignità. Non avevo mai aperto la Bibbia, non avevo mai capito niente e invece inspiegabilmente ho cominciato a leggerla, leggerla e capire, e tutto è cambiato. Ho assaggiato la Bibbia e ho capito quanto era buona. Io sono di El Salvador, avevo ricevuto i sacramenti ma ero fuori della Chiesa. Ho vissuto la guerra civile nella mia nazione, tutta la mia infanzia l’ho perduta perché c’era la guerra, non ho vissuto una vita bella. Sono stato cresimato da mons. Romero che mi ha avvicinato alla fede e che adesso diventerà santo.

Graziella, avete scelto subito di aprirvi alla vita?

Quando sono entrata in cammino ho capito che sarebbe stato bello essere aperti alla vita: noi donne siamo state create per questo. Per me è difficile occuparmi dei miei figli perché soffro di fibromialgia, ed il fatto che nonostante tutto ci riesca è un miracolo. Nel 2014 sono stata un anno a letto. Il miracolo è che Dio mi ha curato e adesso sto un po’ meglio. Ho cominciato a stare male nel 2009, e all’epoca il dottore mi disse che il mio problema era che facevo troppi figli. Soffrivo perché mi ero quindi convinta che la malattia dipendesse dai miei figli e mi sentivo molto in colpa per questo. Nel 2011 ci siamo offerti come famiglia per partire in missione, e lo scorso anno siamo stati mandati a Riga in Lettonia. Lì ho trovato un dottore che mi ha spiegato che la mia malattia non dipendeva dalle gravidanze, perché la donna è progettata per avere figli: ho trovato così la pace nel mio cuore. Il mio ultimo figlio è nato a Riga e questa è un’altra vittoria di Gesù Cristo: tutti mi pensavano folle perché stavo male e continuavamo con mio marito ad essere aperti alla vita. Nelle difficoltà e nella sofferenza pregavo il rosario e offrivo la mia malattia per la fede: Dio mi ha scelta per condividere la sua passione nel mio dolore. Penso valga la pena soffrire per amore della Chiesa, per i sacerdoti. Da quando siamo in missione mio marito mi aiuta di più perché ha finalmente capito la natura e le problematiche della mia malattia che inizialmente può sembrare a chi ti sta vicino solo un problema psicologico. Io adesso sono in pace, so che il dolore va e viene, ma il tempo della mia sofferenza non è sprecato: lo offro a Gesù.

Ora che siete in missione come riuscite ad andare avanti con 9 figli?

Abbiamo nove figli, Misael, Anna Maria, Rachel, Sebastian, Felipe de Jesus, Michelangelo, Barbara, Bernadette, Josè Alberto (4 mesi), ma non ci manca niente, Dio ci da la forza. Quando sto male e sono costretta a letto i miei figli sanno cosa fare, sono indipendenti. Sono molto felice di vivere a Riga nonostante il freddo. Ogni giorno è un miracolo. La nostra comunità ci aiuta molto e anche la Caritas e la gente del posto: ci portano il cibo, ci danno i vestiti… Il regime socialista li ha fatti molto soffrire, hanno pochi figli, ma quando ci incontrano e vedono la truppa dei nostri bambini sorridono e sono felici.
Quando non abbiamo da mangiare apro il Vangelo e quello è il nostro vero pane della giornata, con la certezza che dopo arriverà sicuramente qualcosa da mangiare. Ed è ogni volta così, perché il Signore provvede sempre. Siamo felici di essere venuti tutti insieme a Roma, mio marito ha guidato per 3 giorni e abbiamo dormito in macchina, ma siamo molto grati e contenti.

Tratto da Aleteia  scritto da Silvia Lucchetti

Contributi economici in favore di Famiglie Numerose, con almeno quattro  figli minori a carico | midiesis.it