Vangelo del 28 settembre Lc 9, 18-22 

Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Lc 9, 18-22
Riflessione…
«Chi è Gesù per noi?» domanda che abbiamo potuto intuire – con intenti completamente diversi nel commento di ieri – in Erode. Gesù stesso sollecita questo interrogativo, proprio perché tutti noi lo dobbiamo affrontare in modo serio e decisivo. Importante è anche vedere in che occasione e in che modo Gesù pone la questione.
Egli ha mandato gli apostoli in missione ad annunciare il regno ed al ritorno pone loro la domanda: prima in modo indiretto: «Chi sono io secondo la gente?» e poi in modo diretto è rivolto agli apostoli. Gesù vuol ancora far capire loro che i successi che gli apostoli hanno avuto nel loro apostolato dipendono senz’altro dalla loro generosità e donazione ma soprattutto dalla fedeltà al mandato ricevuto e dal riconoscere che lo stesso Gesù è il vero mandante, la fonte inesauribile di tutte le grazie.
Il contesto nel quale Gesù rivolge la sua domanda è quindi nella missione della Chiesa dell’annuncio del Regno. È questa la cornice, ma Gesù comincia a tratteggiare anche il quadro che sarà completato poi con il suo mistero pasquale. L’annuncio del regno non può essere dissociato dal mistero della Morte-Resurrezione-Ascensione e mandato pentecostale di Gesù Cristo stesso.
È difficile adesso accettare per i discepoli questo disegno: e – a ben pensare – lo è ancora oggi per tutti i cristiani che sentono in modo autentico la responsabilità completa del mandato di Gesù stesso «se qualcuno vuol venire dietro a me prenda la sua croce ogni giorno e mi segua

 Don Salvatore

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