Vangelo del 7 settembre Luca 5,33-39

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”». Lc 5, 33-39

Riflessione…
Nel Vangelo di Luca c’è solo un altro testo in cui si parla di qualcuno che digiuna, quello del fariseo e del pubblica­no che vanno a pregare al tempio (Lc 18,12). Nella sua pre­ghiera, il fariseo ricorda che lui digiuna due volte alla set­timana. Il digiuno, dunque, era una prassi importante nella spiritualità del pio giudeo. Gesù, nella sua risposta, non lo annulla, ma ne discerne l’uso secondo un criterio ben pre­ciso: la presenza o l’assenza dello sposo. La gioia legata alla presenza dello sposo rende impossibile digiunare. È solo quando lo sposo sarà portato via e, dunque, gli invitati sa­ranno privati della sua presenza, che avrà senso digiunare. È frequente sentir parlare di persone che si impegnano nel digiuno per diventare più forti interiormente. Conce­pito in questo modo, però, il digiuno rischia di diventare qualcosa di cui vantarsi, che porta a mettere se stessi al cen­tro. Invece, per Gesù, il digiuno non dice il mio impegno, la mia ascesi, ma il mio essere stato privato della presen­za dello sposo e della gioia ad essa legata. C’è, dunque, una incompatibilità totale tra digiuno e presenza dello sposo, come tra un pezzo di vestito nuovo e un abito vecchio, o come tra il vino nuovo e degli otri vecchi. Le parabole di Gesù svelano il rischio in cui possiamo incorrere davanti al suo messaggio: cercare un compromesso tra il nostro “vecchio” stile di vita e il “nuovo” proposto dal Signore. Ma, se facciamo così, il risultato è quello di perdere sia il “nuovo” che il “vecchio”. Chiediamo al Signore la grazia di rinunciare al “vino vecchio” delle nostre abitudini, dei nostri pensieri, delle nostre sicurezze — che ha in sé qual­cosa di piacevole per cui ci è difficile rinunciare ad esso —, per desiderare e accogliere il “vino nuovo” che egli vuole donarci.

Don Salvatore A.

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