In ricordo di Salvatore e Achille

IN RICORDO DI SALVATORE E ACHILLE

Salvatore aveva incontrato Gesù Cristo quindici anni fa, quando gli sembrava che tutto stesse andando a rotoli. E aveva sperimentato come quell’incontro gli aveva cambiato la vita. Abbandonati gli idoli di un tempo, il suo matrimonio era rifiorito, benedetto con quattro figli. Nella piccola casa di Salvatore si respira la presenza di Cristo. Quante volte ha cantato tra quelle mura, con il suo vocione imponente, il salmo: “Se il Signore non costruisce la casa invano lavorano i costruttori…”! Quante volte ha benedetto Dio per i doni ricevuti, insieme alla nostra comunità (di cui era il “responsabile”), cantando: “… non manco di nulla”! Così, per gratitudine, perché diventa impossibile tenersi dentro un Amore così grande, come catechista ha portato tanti a Cristo. Tanti uomini e donne, oggi, possono benedire il giorno in cui il Signore ha messo questo fratello, Salvatore di nome e di fatto, sulla loro strada. Aveva la quinta elementare, ma quando parlava di Dio poteva penetrare indifferentemente dal cuore del professore universitario a quello dell’ultimo spazzino!
Due anni fa Salvatore, insieme alla moglie, si era reso disponibile ad andare in qualunque parte del mondo Dio lo avesse chiamato a impiantare la Chiesa. E Dio, che lo ha trovato già pronto, a 48 anni, gli ha dato un posto privilegiato nell’evangelizzazione. In cielo era il suo posto. E di lì, in questo misterioso disegno d’amore, continuerà a guidare la sua famiglia, la sua comunità, la sua parrocchia. Grazie, Signore, per avermi donato la sua amicizia! Anzi, mi hai dato molto di più… mi hai donato di diventare suo fratello in Cristo!Oggi, 26-4-2009, è nato al cielo. Appena un anno fa aveva scritto questa testimonianza: Sono il quinto di sette figli e sono cresciuto in un ambiente povero ed umile. I miei genitori, emigrati dalla Sardegna, si trasferirono a Napoli dove, dopo poco, nacqui io. Ho vissuto fino a 22 anni in quello che allora era un paesino stupendo: Pianura. Lì sono cresciuto nella Chiesa, grazie all’aiuto e alla formazione dei Padri Vocazionisti. Ricordo ancora i tanti seminaristi che passavano per il paese: com’era bello seguirli, pregando insieme durante la passeggiata! Porto sempre nel mio cuore un sacerdote: don Nicola Verde. Questi era un uomo bassino, con i capelli brizzolati e tanta voglia di annunciare l’Amore di Cristo con fatti concreti. Ricordo che alcune volte noi del “gruppo chiesa” non riuscivamo a comprendere le sue parole. Forse per noi, ancora giovani nella fede, erano ancora un cibo troppo solido! Grazie a questo sacerdote avevamo costituito un gruppo che, ogni domenica, partecipava attivamente alla SS. Messa. Così con l’aiuto di Suor Nunzia, avevamo formato anche il coro. Ricordo, ancora, don Peppe Di Fusco, il quale ogni domenica, dopo la celebrazione, ci regalava le caramelle se ci eravamo comportati bene, altrimenti erano solo “carocchie”… E quante ne ho prese io! Ma il tempo passò e tutti, diventati “grandi”, presero la loro strada. Cominciarono le prime scelte importanti della vita, le prime cadute.
Ricordo con grande emozione la storia di un mio carissimo amico: Achille Lanzaro. Era un ragazzo molto timido, ma con un cuore davvero grande. Questi, lasciata la scuola, iniziò a lavorare in una fabbrica di borse e poi in un negozio di abbigliamento, dove trovò la sua realizzazione personale, ma dove lo aspettava la sua debolezza. Cominciò, infatti a frequentare persone che facevano uso di sostanze stupefacenti. Così, un po’ per scherzo, un po’ per dimostrare agli altri di essere “uomo”, entrò in un vortice di sofferenza e di morte, e finì in carcere. Mentre si trovava in cella ad Isili, in Sardegna, ricevette moltissime lettere da tutti noi, che cercavamo di fargli sentire la nostra presenza.
Io nel frattempo, vivendo un po’ da lontano questi fatti, decisi di sposare Susy, che dopo pochi mesi dovette affrontare la morte della madre. Fu in quel momento che iniziarono le nostre tribolazioni. Ci allontanammo dalla chiesa e mia moglie divenne testimone di Geova. Dopo la nascita dei nostri primi due figli, le incomprensioni tra di noi stavano portando alla rottura della famiglia… Ma proprio nel momento più buio della mia vita, in questa notte oscura, Dio si manifestò conla Sua potenza. Sapete come? Attraverso quei miei amici del “gruppo chiesa” di tanti anni prima. E in prima linea c’era proprio lui, Achille, che diventò nel frattempo sacerdote. Ho letto da qualche parte che non esistono più i miracoli… E questo non è un miracolo? Un uomo, distrutto dalle scelte sbagliate della sua vita, non solo ha il coraggio e la forza di lasciarsi alle spalle tutto il passato, ma entra nella Chiesa, incomincia un cammino serio di conversione e, addirittura diventa sacerdote! Achille lasciò tutto per seguire Cristo, ovunque la Chiesa lo avesse mandato. Evangelizzò prima come seminarista nei paesi europei e poi come sacerdote in Giappone, dove grazie a lui, una Cattedrale, che doveva essere chiusa, è oggi ancora aperta. Oggi ricordo il giorno in cui egli si presentò a casa mia, dicendomi, per darmi coraggio, le parole del salmo: “Amo il Signore, perché ascolta il grido della mia preghiera”. E’ vero. Dio ha ascoltato il mio grido! Allora oggi voglio testimoniare a tutti questo grande miracolo: Mia moglie non è più testimone di Geova. Anche noi abbiamo intrapreso un cammino di conversione alla riscoperta del battesimo, il cammino neocatecumenale, e dopo 14 anni posso dire con certezza che il mio matrimonio e la mia famiglia l’ha salvata Cristo! Dio ci ha donato, dopo i due maschi, anche due bimbe, e Achille, che ora è salito al Padre, ci segue ogni giorno e intercede per noi.
Salvatore Casu, 2-1-2008

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