Il miracolo spirituale

Mi chiamo Eleonora, ho 55 anni, sono sposata con Sergio da 32 anni e abbiamo 4 figli. Il primogenito, all’età di 6 anni, è nato al cielo. Provengo da una famiglia cattolica che, comunque, non mi ha trasmesso la Fede, quello che contava era il lavoro e la vita spirituale non era argomento di cui parlare.
Ora, davanti alla Chiesa voglio rendere gloria a Dio e testimoniare l’amore e la pazienza che il Signore ha avuto con me e con la mia famiglia, rendere lode a Colui che può trasformare anche il più grande dei dolori e ridonare al cuore la pace.
Quando è nato il mio primo figlio, Michele, provai una gioia immensa. Era un bambino sano e bellissimo, vivevo questa mia prima esperienza di madre con entusiasmo e facevo grandi progetti. All’età di 9 mesi, però, mio figlio fu colpito da un virus, una malattia molto rara, malattia che ha causato dopo 5 mesi, all’improvviso (perché sembrava fosse guarito), un infarto miocardico acuto. Michele fu salvato per miracolo da un arresto cardiaco e si riprese. Anche la nostra vita riprese, sempre però per i 5 anni successivi con l’angoscia che ogni giorno poteva essere l’ultimo. E’ dura guardare tuo figlio che apparentemente cresce bene, intelligente e vivace, con il pensiero che probabilmente non ha un futuro! Il suo cuore era danneggiato gravemente e solo un trapianto poteva salvarlo. All’età di 6 anni, dopo due mesi di ricovero, Michele è salito al cielo. E’ stato un dolore devastante.
Questa era la situazione in cui mi trovavo quando il Signore mi ha raccolto. Mi avvolgeva una tristezza che copriva con il suo manto nero tutto quello che ancora di bello avevo nella vita. Dopo tre mesi, passeggiando davanti ad una chiesa con mio marito e il nostro secondogenito Matteo, ho calpestato un foglio di carta bianca, non so perché mi sono chinata a raccoglierlo e l’ho girato.
In quel foglio c’era l’invito ad andare a delle catechesi che si sarebbero svolte in parrocchia, ad ascoltare cioè la Buona Notizia che Gesù è morto ed è risuscitato e che mi amava. Iniziare cioè un cammino di fede per conoscerlo. Ecco, io, pur nella grande ribellione in cui mi trovavo in quel momento, ho sentito subito il desiderio di andarci, di capire perché questa creatura che mi era stata donata poi mi era stata tolta in maniera così dolorosa, di capire e di conoscere questo Dio che aveva permesso tutto questo, che aveva permesso che un innocente soffrisse in quel modo. Sì, volevo conoscere quel Dio…
Ora rendo lode a Dio perché, mentre Michele cresceva, ha messo nel mio cuore il desiderio di un secondo figlio e mi ha donato Matteo, che è stato veramente provvidenziale, un’ancora di salvezza, un motivo per cui valesse ancora la pena di vivere quando Michele ci ha lasciato. Rendo lode a Dio per il desiderio che ha messo dentro di me di credere ancora nella vita e di avere, dopo tre anni da questo tragico avvenimento, il terzo figlio, Enrico, un bravo ragazzo che vive le sue difficoltà appoggiato alla fede e alla preghiera. Ho visto poi in modo chiaro la presenza del Signore anche nella quarta gravidanza, arrivata all’età di 41 anni. Avevo un desiderio profondo, dopo 3 maschi, di avere una bambina… e il Signore ha voluto donarmi anche questa grande gioia nel darmi Francesca, una figlia bella e sana, con la quale mi ha donato anche una grande energia per far fronte a tutti i miei impegni di madre.
Il Signore mi ha curata piano piano e nel 2001, durante un pellegrinaggio a Medjugorje, è successo per me un miracolo spirituale. Durante una Santa Messa, e precisamente al momento dell’Eucarestia, ho fatto per la prima volta un atto di offerta di mio figlio a Dio Padre, ho dato a Lui il mio dolore e la mia rabbia repressi per lunghi anni, l’ho fatto con grande fede e fiducia, piangendo lacrime liberatorie, lacrime che mi purificavano dentro. A quel punto ho avvertito la presenza di Dio sentendo una mano misericordiosa appoggiarsi sul mio capo, con la percezione quasi visiva di una spina che veniva tolta dal mio cuore. E’ stato un momento intensissimo, così forte da non potersi descrivere, è stato veramente un incontro, l’incontro della creatura con il suo Creatore, seguito subito da una grande pace. Una grande gioia è entrata allora nel mio cuore, mi sono sentita sanata, guarita. E’ vero che la preghiera fatta con fede salva la vita! Ho avvertito la forza dell’amore verso di me da parte di Colui che è venuto a farsi carico del mio dolore e delle mie fragilità e le ha portate sul legno della croce. Così ho sperimentato, dopo quel lungo Venerdì Santo, la gioia della Risurrezione. Ho trovato la pace nel momento in cui ho capito che mio figlio è stato si strappato alla vita, ma non all’eternità.
C’è una chiave d’oro che ho imparato a portare sempre con me e che mi ha aiutata e sostenuta molte altre volte, questa chiave è, in ogni sofferenza, in ogni incomprensione, in ogni prova, in ogni croce della vita dire: “Ah! Sei tu Gesù!” E abbracciarla! Abbracciare la croce con Gesù, con amore, perché lì, in quella situazione, c’è Gesù presente! Se tu lo abbracci passi oltre, oltre il dolore, oltre la sofferenza… e la ferita viene sanata, non soffri più, perché la porti con Gesù e sei nella risurrezione.
Il Signore veramente mi ha soccorso e consolato, mi fatto ritrovare la gioia di vivere e di rendermi conto come dalla croce fossero scaturite per la mia famiglia grandi grazie, di capire che veramente la vita è un cammino verso l’eternità e gli avvenimenti acquistano, alla luce della fede e della conoscenza della Parola di Dio, un senso e uno scopo, perché quello che sembra umanamente perduto in realtà non lo è, perché lo ritroveremo. A volte Dio ci prova con la sofferenza ma, come è successo a me, è stato per correggermi e farmi guardare al cielo.
Matteo, il mio secondogenito, sempre in quel 2001, è entrato in Seminario e il prossimo anno, a Dio piacendo, sarà ordinato sacerdote. Questo lo vedo veramente come un grande dono e una benedizione per la nostra famiglia.
Ho visto la presenza del Signore anche nel mio matrimonio perché mio marito, che era lontano dalla Chiesa, ha iniziato con me il cammino neocatecumenale e questo ci ha aiutato molto a rivedere molti nostri errori o atteggiamenti sbagliati a correggerci e perdonarci. Ho visto la presenza di Dio Padre nella mia vita, perché il cammino intrapreso mi ha permesso di educare e trasmettere la fede ai miei figli, trasmettere loro quei valori che non sarei altrimenti stata in grado di dare. Questa fede ora cerco di trasmetterla anche ai bambini del catechismo in questa parrocchia che sto preparando per la prima comunione. Ecco, sono emozionata nel dare questa testimonianza, perché sto rendendo lode a Dio in questa Chiesa, la stessa Chiesa dove molti anni fa ho ricevuto il battesimo, gli altri sacramenti e in cui ho salutato mio figlio.
Il Signore ha voluto ridonarmi la gioia di vivere, perché un cristiano che ha fiducia in Gesù, che sa che questa vita è un passaggio verso la vita eterna, è nella gioia è nella pace, nonostante le prove, appoggiato sempre in Gesù Cristo. Ecco mi sento questa sera di testimoniare che soltanto avendo questa fede nel cuore la vita ha un senso e uno scopo.
La prova dunque non è stata un male per me, ma un bene, un segno dell’amore del Signore, è stata la condizione per crescere nella fede, per incontrarlo e ricevere grazie preziose, illuminata dalla luce della Sua Resurrezione che ha dato un senso profondo alla mia vita e una grande speranza. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, benedetto il nome del Signore.
Eleonora Dallan, 16-3-2009

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